E' trascorso ormai un mese dal Natale e mille cose sono successe.
Vorrei soffermarmi oggi su un eposodio caratterizzato dalle polemiche, contrapposizioni e censureche si sono evidenziate in corrispondenza della mancata visita del Papa Benedetto XVI all'Università "La Sapienza" di Roma il 17 gennaio 2008.
Non voglio entrare nei fatti già a lungo analizzati e discussi dalla stampa, quanto piuttosto negli antefatti che li hanno generati.
In particolare, sul piano della riflessione, un testo dell'allora Card. Joseph Ratzinger (Parma, 15 marzo 1990) e' stato preso a pretesto ed interpretato come un giudizio negativo della Chiesa sulla scienza e sulla razionalità,in quanto una frase del filosofo P. Feyerabend è stata frettolosamente attribuita al pensiero del futuro papa.
In realtà, a mio giudizio, le cose stanno diversamente.
Feyerabend infatti aveva affermato:
«La Chiesa dell'epoca di Galileo si attenne alla ragione più che lo stesso Galileo, e prese in considerazione anche le conseguenze etiche e sociali della dottrina galileiana. La sua sentenza contro Galileo fu razionale e giusta, e solo per motivi di opportunità politica se ne può legittimare la revisione».
P. Feyerabend, Wider den Methodenzwang. Skizze einer anarchistischen Erkenntnistheorie, Suhrkamp, Frankfurt am Main 1983, p. 206.
E il Card. Ratzinger aggiunse:
«Sarebbe assurdo costruire sulla base di queste affermazioni una frettolosa apologetica. La fede non cresce a partire dal risentimento e dal rifiuto della razionalità, ma dalla sua fondamentale affermazione e dalla sua inscrizione in una ragionevolezza più grande.Qui ho voluto ricordare un caso sintomatico che evidenzia fino a che punto il dubbio della modernità su se stessa abbia attinto oggi la scienza e la tecnica».
Questi i testi. La cronaca delle interpretazioni di certo è molto meno interessante.A mio avviso, però, un ulteriore riflessione sarebbe da considerare in questo contesto e da discutere dopo un'attenta riflessione. Si tratta di una lettera del signor Luigi Bitto di Bergamo, scritta al giornale Il Foglio e pubblicata il 17 gennaio 2008 a p.6:
«Il documento dei docenti di Fisica, che hanno interdetto al Papa l'intervento all'inaugurazione dell'anno accademico dell'Università di Roma per avere parlato male di Galileo, mi ha richiamato alla memoria uno scritto di Karl Raymund Popper del 1956, pubblicato dopo nella raccolta Congetture e confutazioni (Il Mulino, Bologna 1972, p. 170ss). In quello scritto il filosofo liberale parla, in un certo senso, male di Galileo nella maniera, come ne avrebbe parlato male il Papa. Popper, anzitutto, riconosce che lo scienziato fiorentino, sottoposto a processo dall'Inquisizione e costretto ad abiurare la propria dottrina, è riuscito storicamente vincitore e la stessa chiesa è diventata tollerante nei confronti della scienza. Popper, tuttavia, osserva che la chiesa da oltre cinquant'anni aveva utilizzato il sistema copernicano, che spiegava come mera apparenza, dovuta alla rotazione della terra il moto diurno del sole, nell'attuazione della riforma gregoriana del calendario. Tale adesione, tuttavia, riguardava il carattere strumentale della teoria, come strumento matematico più idoneo del sistema tolemaico per descrivere e prevedere i fenomeni celesti. L'inquisitore, Roberto Bellarmino, invitò Galileo a sostenere la propria opinione nei termini sopra descritti, come un'ipotesi scientifica, una congettura tra le altre cosmologie possibili; ma lo scienziato volle a un certo punto affermare che la sua non era una congettura, bensì la sola verità assoluta. Popper non riteneva di recare offesa alla memoria di Galilei, osservando che il suo interlocutore ecclesiastico, in termini epistemologici, era più avanzato di lui. Tatti i principali filosofi, che si sono successivamente occupati di teoria della conoscenza, basti citare Hume, Kant, Mach, Einstein e lo stesso Popper, hanno ridimensionato la velleità della scienza di far conoscere la verità assoluta, asserendo che la sua funzione consiste appunto nel formulare ipotesi o congetture idonee a spiegare il mondo fino a quando non incorrano in una confutazione. Per Einstein, inoltre, la teoria della relatività esclude che esista il moto assoluto, sicché in un sistema di due corpi in movimento reciproco questo può essere attribuito all'uno o all'altro, benché l'attribuzione a uno dì essi (la terra) possa essere strumentalmente più valida. Perché gli autori del documento di protesta contro la visita del Papa non leggono Popper?».
sabato 26 gennaio 2008
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