martedì 4 settembre 2007

Verità, destino ed essere dell'uomo

Il richiamo all'inquietudine agostiniana del cuore dell'uomo proposta nel post precedente, rivela l'esigenza di trovare un luogo dove tale inquietudine, anche solo per un momento, possa essere appagata da una risposta che, seppure mai esaustiva come insegna l'Ipponate, consenta al soggetto di trovare la via della propria identità.
In merito a ciò, credo che lo slogan del Meeting di Rimini di quest'anno possa essere indubbiamente significativo in questa ricerca: "La verità è il destino per il quale siamo stati fatti".
Verità, destino, essere stati fatti, sono i tre capisaldi di un incessante lavoro di riflessione su sé stessi che può solo portare a trovare risposta all'interrogativo di fondo che anima l'esistenza di ogni uomo: chi sono io?.
A iniziare dalla questione della verità e dall'interrogativo (ironico, e per questo tragico) che da due millenni sollecita ogni lettore del Vangelo: "che cos'e' la verità?" (cfr. Gv 18,38).

“Tutto ciò che muta, è ciò che non era: e vedo una certa vita in ciò che è, e morte in ciò che fu. Del resto, quando di uno che è morto si chiede: dov'è il tale? si risponde che "fu". O Verità, che sola veramente sei! Poiché in tutte le nostre azioni e in tutti i nostri movimenti, e in ogni cambiamento delle creature si distinguono due tempi: il passato e il futuro. Cerco il presente, nulla sta fermo: ciò che ho detto già non è più; ciò che sto per dire non è ancora; ciò che ho fatto non è più; ciò che sto per fare non è ancora; la vita che ho vissuto non è più; quella che sto per vivere non è ancora. In ogni movimento delle cose trovo passato e futuro; nella verità che permane non trovo né passato né futuro ma soltanto il presente, un presente incorruttibile, quale non si trova in nessuna creatura. Esamina i cambiamenti delle cose, troverai "fu" e "sarà"; pensa a Dio e troverai che egli "è", e che in lui non può esserci né "fu" né "sarà". Se anche tu vuoi essere, trascendi il tempo Ma chi può trascendere il tempo con le sue forze? Ci elevi su in alto colui che ha detto al Padre: Voglio che dove sono io, siano anch'essi con me (Gv 17, 24)”.

SANT'AGOSTINO, Commento al Vangelo di Giovanni , XXXVIII, 10.