Riflettere sul dolore e sulla sofferenza porta inequivocabilmente a domandarsi il perché della sua esistenza. Talvolta la domanda rimane però apparentemente senza risposta. Anzi, sembra che la risposta sia un non senso, o addirittura una contraddizione.
Il dramma della sofferenza, tuttavia, può anche diventare luogo di una rivelazione imprevista e improvvisa per l’uomo.L’interrogativo, infatti, quando è vero e tocca la radice dell’esistenza può aprire la via ad un pensiero “paradossale”, dove colui che è nel dolore scopre una dimensione nuova sia di sé stesso sia di Colui nel quale ripone la sua fiducia.
Da qui il pensiero di G. Bernanos, capace di immaginare persino la domanda di perdono di Dio rivolta all’uomo. Un pensiero sul quale dovremmo sempre cercare di riflettere.
"Allora una mamma,vicina al suo bambino morto,
offre a Dio il gemitodella sua rassegnata sofferenza,
e la Voce che ha gettato il sole nello spazio
come una mano sparge il grano,
la Voce che fa tremare i mondi,
le mormora dolcemente:
«Perdonami, un giorno saprai,capirai e mi ringrazierai:
ora aspetto da te il perdono,
perdonami»".
G. BERNANOS, Un uomo solo, V. VOLPINI (cur.), La Locusta, Vicenza 1972, p. 173 ripreso da A. CENCINI, Il figlio perduto e ritrovato. Dal lutto nuovi genitori, Paoline, Milano 2003, p. 79.
lunedì 4 giugno 2007
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